Bio
Alejandro Caputo Mier è architetto e dottorando di ricerca presso il Dipartimento di Architettura (DIDA) dell'Università degli Studi di Firenze, XXXIX ciclo, curriculum Tecnologie dell'Architettura. Originario di Santa Marta, in Colombia, si è laureato con lode all'Università degli Studi di Firenze con una tesi su Una Farfalla per Timayui, insignita della dignità di pubblicazione, dedicata ai quartieri informali della sua città natale, in cui ha proposto il centro comunitario come risposta alle carenze sanitarie, di trasporto, formative e ricreative di uno dei quartieri più densi e complessi della città.
La sua ricerca di dottorato, finanziata nell'ambito del PNRR, indaga l'accessibilità del patrimonio archeologico meno conosciuto come risorsa per la rigenerazione dei territori marginali. Il percorso ha incluso uno stage di sei mesi presso il Consorcio Ciudad Monumental de Mérida, la partecipazione al gruppo di ricerca interdisciplinare RESTART, e l'organizzazione del X Seminario Internazionale "Conoscenza, Tutela e Valorizzazione del Patrimonio Culturale
Interessi scientifici
Accessibilità universale al patrimonio culturale; valorizzazione del patrimonio archeologico meno conosciuto; rigenerazione di territori marginali; progettazione partecipata e comunitaria
Titolo della tesi
L’accessibilità del patrimonio archeologico meno conosciuto come risorsa di rigenerazione nei territori marginali. Linee guida per l’elaborazione di un Piano per l’Accessibilità collaborativo.
Tutor
Prof. Antonio Lauria
Co-tutor
Prof.ssa Maddalena Branchi, Prof. Luigi Vessella
Abstract
Molti territori marginali italiani subiscono da decenni un forte declino demografico, mentre custodiscono un patrimonio culturale poco conosciuto che, pur possedendo un grande valore, resta di fatto inespresso. La tesi si concentra in particolare sul patrimonio archeologico meno conosciuto che questi territori spesso conservano e che risulta inaccessibile: difficoltà di fruizione, contenuti culturali nascosti, una gestione scarsa o talvolta inesistente lo tengono ai margini dell'attenzione. Da qui la domanda che muove la ricerca: l'accessibilità universale, nelle sue molteplici dimensioni, può trasformare questo patrimonio inespresso in una leva di rigenerazione territoriale? La prima parte della tesi ricostruisce il quadro dell'accessibilità universale al patrimonio culturale, e a quello archeologico in particolare, mostrandone i nodi irrisolti, aggravati nei territori fragili dalla debolezza istituzionale, analizza le buone pratiche isolando le migliori pratiche indagate sul campo. L'esito è la proposta di linee guida per un Piano per l'Accessibilità collaborativo. Nella sua declinazione collaborativa e comunitaria per i contesti archeologici e marginali, il prodotto della ricerca intende attivare il valore latente del territorio a partire dalle comunità che lo abitano.
Ultimo aggiornamento
21.06.2026